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Introduzione alla Tecnica di Pesca col Palloncino
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Testo di  Daniele Capuccini
Fotografie di  Daniele Capuccini
Data Pubblicazione 
 • Caratteristiche Generali
 • Montatura
 • Le Condi Meteo Migliori
 • Pesca di Superficie
 • Pesca dalla Spiaggia
 • Pesca a Mezz'acqua o vicino al Fondo
 • Note e Suggerimenti
CARATTERISTICHE GENERALI

Generalmente usata da scogliere naturali o artificiali, per insidiare grosse prede come serra, lecce e lampughe, necessita spesso di vento alle spalle che possa spingere il nostro palloncino, con esca al seguito, verso il largo.
In questo articolo vedremo che, in realtà, si può sfruttare per catturare prede che vanno dal piccolo grufolatore come la mormora al grande pelagico come la ricciola.


MONTATURA

Fortunatamente non dovremo scervellarci troppo per trovare le montature adatte alle condimeteo del momento o al luogo di pesca, niente tecnicismi estremi con girelle particolari, clip, mollette sganci rapidi o altro. Si usano 4 cose: girelle semplici, stopper in gomma, palloncino, amo. Non servono grosse varianti alla montatura, sia che si peschi con il vivo in superficie, o a mezz’acqua o con il vento di spalle dalla spiaggia (a parte cambiare diametro del filo e grandezza dell’amo ovviamente), la montatura è sempre la stessa, quella riportata nel disegno.

La lenza madre, può variare da uno 0.30 ad uno 0.60, nella quale faremo passare in ordine uno stopper in gomma, una girella di dimensioni tali da non riuscire a passarci sopra ed un altro stopper in gomma. A questa girella, che scorrerà tra i due stopper, legheremo uno spezzoncino di 20 cm a cui poi collegheremo il palloncino tramite un nodo scorsoio da fissare alla sua base.

Perché questo? Perché il nostro palloncino, una volta lasciato in balia del vento (bastano anche i pochi secondi che ci mette prima di assestarsi in acqua ) inizia a roteare irregolarmente e creerà garbugli alla lenza madre. Grazie allo spezzoncino si sfogherà senza toccare la lenza madre e le torsioni verranno poi scaricate sulla girella.

Il terminale poi, variabile da 1,5mt a 3mt sarà collegato tramite una girella alla lenza madre. Varierà di diametro da uno 0.30 ad uno 0.80 per le pesche più pesanti, talvolta anche con un finale d’acciaio se si cercano serra.

Come palloncini, nella maggior parte dei casi, vanno bene quelli usati per le feste, alti circa 20 cm con una circonferenza di 30. Raramente avremo bisogno di dimensioni maggiori, alcuni casi possono essere quando si usano grosse esche vive (come cefali oltre il mezzo kg) o nel caso ci sia poco vento e si necessiti di dimensioni maggiori per avere più “vela”.

Infine, una volta che il pesce allamato farà la sua prima fuga, se sufficientemente potente, farà scoppiare il palloncino a causa della resistenza impressa dall’acqua, avremo quindi un “combattimento” direttissimo canna - pesce senza intoppi nel mezzo.
Ma ora passiamo all’azione di pesca.


LE CONDI METEO MIGLIORI

Sicuramente, per far funzionare tutto nel migliore dei modi, avremo bisogno di vento da terra da moderato a forte, mare calmo. Solo con l’utilizzo di pesci esca che per istinto tendono a nuotare verso il largo, tipo l’aguglia o l’occhiata, si potrà fare a meno del vento. In altri casi la corrente la farà da padrone.


PESCA DI SUPERFICIE

Il modo più classico di utilizzarlo, è per la pesca di superficie, destinato ai predatori che nei mesi estivi ed autunnali si avvicinano alle coste. Quasi sempre si usa questa tecnica da scogliere naturali, ma a seconda dei luoghi, possono andare bene anche spiagge profonde o scogliere frangiflutti dei porti.

In queste situazioni la lenza madre sarà dello 0.40 o 0.50, terminali in fluorocarbon dal 0.40 in su, con l’aggiunta di 30 cm di cavetto d’acciaio se la zona è frequentata da pesci serra. Gli ami saranno tra il 2/0 ed il 5/0 nel caso si utilizzino tranci o totani interi (con esche morte preferisco usare terminali monoamo), stessa dimensione per il vivo, con l’unica variante che può aiutare la soluzione di montare due ami in tandem per esche vive molto grosse.

Le prede saranno le più varie, serra, lampughe, lecce, palamite e barracuda a seconda dei luoghi che frequentiamo.


PESCA DALLA SPIAGGIA

I modi di utilizzo e le prede insidiabili dagli arenili sono davvero tante. Si può sia fare la classica pesca di superficie sopra descritta, che sfruttare l’azione trainante del palloncino per far scarrocciare sul fondo esche morte come totani, seppie o sardine per tentare la cattura di prede tipiche di questi ambienti come la più ricercata dai SurfCaster, la spigola.

Per fare ciò, avremo però bisogno di molta spinta, serve vento molto forte da terra, per esempio nelle coste tirreniche le giornate in cui il grecale soffia con forti raffiche anche per diversi giorni di seguito sono le condizioni ideali.

Al contrario della pesca ai pelagici con il vivo, dove i migliori risultati si hanno di giorno, qui il momento migliore sono le ore che vanno da 1 ora prima del tramonto a un ora dopo l’alba.

L’esca stavolta deve drusciare sul fondo, dobbiamo sistemare l’ultimo stopper ad almeno il doppio della profondità della spiaggia dove pescheremo, ma anche esagerare allungando molto la distanza tra palloncino ed amo non guasta!

Useremo una lenza madre dello 0.30 – 0.35 con un terminale da 2 a 3 metri di diametro tra lo 0.30 e lo 0.40.

L’azione di pesca si svolge sia fermando il palloncino nei primi 40 metri, sia facendolo allontanare oltre i 100 metri. A queste distanze, non essendo potenti e scattanti le prede che insidieremo, sarà quasi impossibile vedere le toccate. Evitiamo quindi di tenere l’esca laggiù per più di 20 minuti, meglio recuperare e ricalare che tenere una spigolotta allamata oltre i 100 mt per troppo tempo facendocele magari perdere altre.

Visto che siamo in notturna e ci sarà impossibile poter seguire l’allontanamento del palloncino si può , prima di gonfiarlo, inserirci dentro 2 starlight accese, ma con un po’ di pratica il contatto visivo sarà una cosa a cui potremo tranquillamente rinunciare.

Nel caso si volessero usare esche meno selettive, si può optare per anellini sapientemente innescati come americano o coreano… a questo punto le prede che potranno abboccare saranno le più varie, ombrine, mormore, orate, occhiate sugarelli etc.

Non dimentichiamoci infine, che un esca che druscia sul fondo, oltre ad essere molto catturante, raccoglie anche tutta la sporcizia che può trovare nel suo cammino. Scegliamo quindi spiagge con fondale completamente sabbioso e libero da alghe.


PESCA A MEZZ'ACQUA O VICINO AL FONDO

Infine siamo arrivati a quella che secondo me, è la pesca che può regalare le soddisfazioni più grandi. Qui lo scenario è uno solo, scogliere naturali molto profonde a picco sul mare !

In bobina non scenderei mai sotto ad uno 0.50, oltre che a grandi prede avremo a che fare anche con l’abrasione della lenza che spesso druscerà sulle rocce.
In genere, le scogliere migliori sono quelle con fondali oltre i 30 metri, le prede che cercheremo in questi ambienti sono sia dentici, ricciole e magari perché no, anche cernie, sia prai e grosse tanute con esche morte.

Il terminale, da 2 a 3 metri, sarà minimo dello 0.60 in fluorocarbon di ottima qualità per avere maggiore resistenza all’abrasione.

Bisogna sistemare l’ultimo stopper della montatura per far si che l’esca lavori tra mezz’acqua e ¾ di fondo (serve quindi sapere la profondità della zona di pesca).

Per far scendere bene e tenere l’esca alla profondità scelta, basta mettere un piombo a sfera scorrevole tra la girella del terminale ed il primo stopper, da 50 a 150 gr a seconda di molte variabili, che possono essere intensità della corrente e grandezza dell’esca viva.

Vista la profondità alta della zona dove lanceremo le esche, a parte fondali particolari, raramente la zona di pesca supererà i 40 mt da riva. Sono queste situazione in cui le attese possono essere lunghissime, ma quando l’abboccata tanto attesa arriverà, tutti i sacrifici saranno abbondantemente ripagati.


NOTE E SUGGERIMENTI


 



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