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Traina col Vivo :: Aguglie e Ricciole
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Testo di  Davide Castellano
Fotografie di  Davide Castellano
Data Pubblicazione  18/09/2006

Ricciole ed Aguglie, considerazioni e riscontri

L'esca principe per la Ricciola è l'aguglia viva, in particolar modo se ci troviamo in un posto dove le batimetrie non sono importanti, diciamo fino a 20 metri di profondità.

L'aguglia migliore a mio avviso è quella di 25 cm misurati dal becco alla coda, quella che consente una distanza tra l'amo pescante e quello trainante di circa 15/20 cm. Da osservazioni fatte sulla posizione dell'amo pescante all'interno dei pesci catturati, difficilmente l'amo si pianta nelle sconnessure labiali a meno di anticipare la ferrata, ma si va a conficcare all'interno del cavo orale profondo, quasi a contatto con la trachea se non nelle terminazioni nervose branchiali.

Questo può far pensare che la ricciola segue l'aguglia e la ingoia da dietro, del resto la parte commestibile è proprio quella, la parte anteriore del piccolo rostrato è pericolosa anche per l'incolumità del cavo orale.

Capire se ci sono Ricciole in giro
Osservando le aguglie e dalla posizione in cui vengono catturate possiamo stabilire se c'è presenza in giro di ricciole o meno.

Le aguglie quando sono cacciate schizzano in branco sotto la costa, vicino alle scogliere, trovano riparo insomma, catturarle vuol dire camminare a traina parallelamente alla costa, rocce o scogli a brevissima distanza, pochi metri insomma. Quando iniziamo a catturarle anche in mezzo e cioè a 50/100 metri dalla costa, possiamo essere quasi certi che di ricciole nemmeno l'ombra.

Le aguglie spesso sfuggono alle ricciole e quando le catturiamo possiamo controllare se hanno subito eventuali attacchi andati a vuoto, nel caso, presentano la pelle come se avessero subito una abrasione leggera, tanto da avergli consumato la pelle lucida.
Il punto in cui appare l'abrasione è quasi sempre il dorso nella zona dell'ultimo terzo posteriore.

L'innesco dell'Aguglia
L'innesco può avvenire in due modi, si differenziano l'uno dall'altro per la posizione dell'amo trainante.
In una soluzione l'amo trainante passa attraverso le due narici del rostrato posizionate nella parte cranica anteriormente agli occhi, nell'altra soluzione l'amo trapassa dal basso verso l'alto il becco inferiore e superiore.

C'è chi con quest'ultima soluzione chiude il becco dell'aguglia con un pezzetto di filo elastico o una sezione di piccolo tubetto in silicone. Personalmente innesco l'amo nelle narici ma Vi posso assicurare che è solo questione di preferenze personali. Nulla toglie all'efficacia dell'esca.

Il recupero
Piuttosto, una cosa importante è non fare sfiancare l'aguglia durante il suo recupero. Meno ci mettiamo è meglio è.

Gli faccio fare un vero e proprio sci nautico saltellante sull'acqua senza dargli la possibilità di interporre resistenza, la sfiocco dalla matassina con il quale la catturo e la metto nella vasca del vivo.
Le aguglie grandi muoiono prima e tolgono ossigeno alle medio piccole, quindi è meglio lasciare subito a mare quelle più grandi.

Se osserviamo con una maschera l'aguglia che nuota libera nel suo mare ci rendiamo conto che è un animale nervoso, agile e scattante. La velocità del nuoto varia molto, quindi per sembrare naturale quando la trainiamo, dobbiamo variare anche noi la nostra velocità.

Passare da 0 a 2 nodi molto spesso. Non superiamo mai però i 2 nodi, il rostrato nuota male e si capovolge. Se l'innesco è perfetto possiamo trainare per ore ed ore senza che l'aguglia ci muoia. Se l'innesco è perfetto non ne slameremo una!

Ultimamente sto usando un terminale fatto di filo in titanio antitaglio su cui monto i due ami, uno scorrevole trainante e l'altro pescante fisso, il pericolo che arrivi un serra e tagli tutto è scongiurato e poi ritengo il complesso pescante meno visibile di un bel terminale da 30 e passa lbs raddoppiato.


Nella foto due  ricciolette e un pesce serra catturati con l'aguglietta viva o "Spadiell"
 

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