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A Caccia di Nonne
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Testo di  Gianbattista Scuri
Fotografie di  Gianbattista Scuri
Data Pubblicazione  04/06/2006

Non fraintendetemi, mi raccomando. Il titolo così com'è può essere male interpretato, ma vi assicuro che non sono diventato un killer geriatrico.

A parte gli scherzi, avrete naturalmente capito che quando parlo di nonne, mi sto riferendo a quelle trote che sia per l'età e la stazza, sia per l'esperienza e la scaltrezza acquisita da anni di vita nel fiume, si possono definire tali.

In vita mia di trote grosse ne ho catturate parecchie e molte di più me ne sono andate slamandosi o spaccando il filo dopo una cruenta lotta. Si, perché quando si ha a che fare con un grosso esemplare, portarlo a riva non è mai scontato! Basta un niente per perdere un bell'esemplare che si riteneva già fotografato (in compenso avrete risparmiato i soldi delle foto).

Con le trote grosse bisogna che tutto funzioni a meraviglia, compreso il pescatore, perciò grande attenzione a tutti i particolari, anche a quelli che si possono ritenere a volte insignificanti:

  • controllare sempre, prima di pescare, che negli ultimi 20-30 cm di filo non vi siano abrasioni di sorta, soprattutto se in bobina avete il trecciato, perché anche se il trecciato offre una resistenza molto superiore - a parità di diametro - rispetto al monofilo, se presenta abrasioni dovute allo sfregamento sui sassi del fondo, sotto sforzo si può rompere più facilmente;

  • mantenere sempre la calma in assoluto, se ci si agita, le nostre reazioni tendono a essere nevrotiche e sconclusionate.

Anche il nodo che lega l'artificiale va controllato e rifatto ogni tanto, sia che si monti il monofilo che il trecciato, questo è di estrema importanza. Alcune trote veramente belle, le ho perse proprio per questo e credetemi, non c'è niente di più mortificante: perdere una bella trota, che se ne va con l'artificiale in bocca, e condannarla a morire in fondo al fiume per colpa della nostra superficialità e incuria!

Un occhio alle ancorine non è male darglielo ogni tanto, sostituendo quelle che risultano aperte o spuntate, e se volete fare del no kill, inserite sull'artificiale quelle senza ardiglione che ben si adattano ad una slamatura veloce ed incruenta del pesce.
Così facendo adotterete la maniera migliore per salvaguardarlo. Importante, se utilizzate le ancorine senza ardiglione, è mantenere il contatto con la preda, tenendo sempre il filo in tensione, pena la slamatura della stessa.

Parliamo ora di come ci si comporta quando si ha in canna un grosso esemplare.
Quando mi capita di agganciare una grossa trota, di solito la prima cosa che faccio è aprire l'antiritorno, così da concedere filo al pesce, ma sotto il mio stretto controllo. Sicuramente alcuni storceranno il naso, ribadendo che l'utilizzo della frizione debitamente tarata sia migliore rispetto all'utilizzo dell'antiritorno. In linea di massima posso anche essere d'accordo, ma più per altre tipologie di pesca che per lo spinning.

A mio modo di vedere e per esperienza diretta sul campo, l'antiritorno permette da subito un controllo totale del pesce gestendo in maniera ottimale sia il rilascio che il recupero del filo (a seconda che il pesce passi da un momento di forte trazione ad un momento di stanca) e attuando la tecnica del pompaggio che solo un buon utilizzo dell'antiritorno può permettere. La seconda cosa da fare è mantenere la calma in assoluto e cercare un posto, un angolo sicuro, dove spiaggiare la grossa trota.

Io non uso mai il guadino perché non lo ritengo necessario, anche perché se intendo liberare il pesce catturato, cerco di salvaguardarlo da traumi mantenendolo nell'acqua bassa della riva. Inoltre alcuni guadini hanno la magliatura della rete molto dura che può arrecare forti abrasioni al pesce asportando il muco protettivo che ricopre le scaglie e in seguito aprire la strada a varie infezioni che lo possono debilitare fino ad ucciderlo.

Per quanto riguarda le esche valide per la ricerca e la cattura (probabile ma mai scontata) del "trotone" di turno, indubbiamente la scelta ricade su artificiali di una certa mole: minnows dai 7 agli 11 cm, rotanti dal n. 3 al n. 5 e, non ultimi, ondulanti dai 12 ai 20 grammi sono la dote che un buon lanciatore si porta appresso in una battuta alla ricerca del grosso esemplare.

Veniamo alle trote. La difesa del grosso salmonide è repentina e molto potente, ma cambia a seconda della trota con cui abbiamo a che fare. Si, la difesa di una marmorata rispetto a quella di una fario o di un'iridea, cambia e di molto credetemi.

La marmorata ha un'abboccata molto franca e una difesa coriacea, con potenti puntate sul fondo, alternate da repentine fughe in corrente per poi finire con un rotolamento su se stessa che a volte la attorciglia al filo e le permette di riuscire a sganciarsi dalle ancorine dell'artificiale se non è stata ferrata in profondità.

La grossa fario, quella vera, mediterranea, quando abbocca lo fa con veemenza e "cattiveria" e si difende più o meno come la marmorata, ma in più mette in opera dei salti più o meno marcati fuori dall'acqua e ricadendo (se non si è pronti ad abbassare la canna) si sgancia con facilità.
Mi è capitato varie volte di assistere a questi salti fuori dall'acqua, vere e proprie esplosioni, con la trota che se ne andava da una parte ed il minnow che volava dall'altra.

Per ultima ho lasciato l'iridea, che secondo me, in quanto a difesa, è la più spettacolare in assoluto. Mi è capitato di agganciare iridee di due chili, già con qualche anno di vita in fiume alle spalle e vi garantisco che un' iridea di questo peso è più che sufficiente a scatenare il diavolo a quattro in termini di ripartenze e salti fuori dall'acqua, anche di un metro, e a farvi aumentare l'adrenalina in corpo.

Figuriamoci un'esemplare di mole nettamente superiore come quello da me agganciato nel fiume Serio a settembre dell'anno scorso, che ho stimato a occhio sui quattro chili e che dopo un'irruenta abboccata, mi ha quasi strappato la canna di mano e sganciandosi mi ha lasciato letteralmente di stucco!

Non ho voluto mettere nel novero la trota lacustre perché secondo me merita, sia per la qualità sia per il fascino e la rarità, un capitolo a parte (sarà tema di un mio prossimo articolo).

Una nota a parte merita anche la trota marmorata, splendido salmonide delle nostre acque del piano. Si sa ormai che di pure ce ne sono veramente poche rispetto a qualche anno fa, sia per l'inquinamento che per l'urbanizzazione che in certi fiumi hanno distrutto il suo habitat e i suoi areali di frega, ma anche per la pesca sconsiderata e il bracconaggio ancora in voga da più parti e per finire anche per le misure minime che in certe province, secondo me, non la tutelano abbastanza (se la misura minima si portasse ad almeno 50 cm qualche frega in più la si riuscirebbe a portare a buon fine).

Il mio suggerimento è di rilasciarle tutte, e se proprio volete cestinarne qualche capo, limitatevi all'esemplare di grossa mole e possibilmente fate che non sia una femmina perché 2500-3000 uova per chilo di peso negate a madre natura (una grossa marmorata femmina arriva a deporre 10-12 mila uova) sono un danno troppo grande da accettare per un pescatore vero e questo è quello che noi faremmo uccidendo una marmorata femmina di grossa mole che non avrebbe più la possibilità di deporre queste uova e perpetuare la specie.

Detto questo non mi resta che augurarvi l'incontro con la "trotona" dei vostri sogni, la "nonna" di turno!

Scuri Gianbattista
Membro Club Azzurro e Nazionale Italiana Spinning da riva
 



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