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Traina col Vivo :: la Pesca al Dentice
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Testo di  Davide Castellano
Fotografie di  Davide Castellano
Data Pubblicazione  29/12/2004

Il Dentice è un pesce predatore di grande pregio, non è un grande combattente ma è molto sospettoso e potente, poco furbo però.
Di fronte a un esca viva ben presentata, perde tutta la sua diffidenza e si scatena in una serie di attacchi ripetuti che il più delle volte diventano delle vere e proprie autoferrature.

Nella stagione della riproduzione, inizio della primavera, difende il suo territorio aggredendo gli artificiali.
Nella stagione fredda che va da novembre a gennaio preferisce di gran lunga l’esca viva.
Calamaro, seppia, boga, menola e donzelle elencate in ordine di importanza.

Il dentice frequenta le zone scogliose miste a posidonia, in genere dalle mie parti la profondità di pesca varia dai 25 ai 75 mt.
A seconda dell’esca viva che vogliamo usare dobbiamo usare un terminale ad hoc.
Per il calamaro va bene il terminale a due ami classico, doppiature necessarie. Il calamaro essendo morbido, viene attaccato da tutte le posizioni, in mezzo, in coda, in testa.
In genere il dentice lo insegue, lo morde e se non si ferra riattacca ripetutamente fin quando non ha finito.

Diverso è l’innesco della seppia che essendo provvista di osso, e il dentice lo sa, viene attaccata solo e sempre di testa.
Quando il dentice le stacca la testa è molto difficile che riesegua l’attacco. Bisogna giocare di anticipo.
Un terminale a tre ami è il più pescante. Amo trainante e due ami pescanti paralleli inseriti nelle anteriorità dei suoi tentacoli.
Se vogliamo pescare a più di 30/40 metri il calamaro e la seppia sono le esche più adatte in quanto non soffrono della batimetria elevata.

L’utilizzo dell’affondatore è necessario se si vuole pescare a più di 25/30 metri di profondità.
In queste situazioni pescare con il piombo guardiano diventa difficile. Più profondo si pesca e più filo deve essere calato.
L’attrito in acqua generato è tale da dover usare dei piombi anche di 1 kg con la conseguenza di rendere il tutto molto insensibile.

Con l’utilizzo dell’affondatore abbiamo in pratica la possibilità di pescare a filo diretto, difatti una volta che si spezzano gli elastici che tengono la nostra lenza alla palla dell’affondatore non c’è nulla tra noi e il pesce.
Delle volte il dentice porta un attacco più delicato, tale da non far spezzare gli elastici che collegano la lenza al peso. In questo caso dobbiamo noi con una serie di strattoni, spezzare gli elastici e aspettare canna in mano l’attacco successivo.

Una volta ferrato, il dentice scatena tutta la sua potenza cercando di recuperare il fondo e strofinando la testa negli scogli.
Il più delle volte bisogna accelerare con il motore e pompare energicamente per vincere la sua sfuriata che si esaurisce nei primi 10/15 metri di acqua.
Il dentice non sopporta brusche variazioni batimetriche, la sua vescica natatoria non ha la capacità di adattarsi immediatamente alle differenze di profondità e quindi una volta che con il recupero avremo superato la sua fascia d’acqua di stazionamento, dovremo solo effettuare un recupero costante per portare il pesce alla barca.
Se il pesce dovesse slamarsi accidentalmente anche negli ultimi 5 metri di acqua, cercatelo sulla superficie perché il più delle volte muore a galla.

Il dentice mangia in corrente e porta dei veri e propri agguati alle esche.
Quindi osservare la direzione della corrente e cercare di far transitare l’esca contro corrente.
Seguite attentamente la batimetria del fondo e non siate pigri sulla manovella dell’affondatore. Più precisi siete a far transitare le esche a un metro dal fondo e più possibilità avrete di cattura e anche se il tutto costa molta fatica e anche molto tempo.

Altra cosa molto importante è che con pesci di una certa dimensione è facile farsi male; il Dentice possiede dei denti aguzzi e le mascelle sono potenti, inoltre quando è a bordo da gli ultimi colpi di coda e gli ami che gli escono dalla bocca sono pericolosi per le mani e per le gambe. Bloccare bene il pesce prima di slamarlo.

Certo pescare prima i calamari o le seppie, notti a mare, padronanza assoluta dell’attrezzatura, non è cosa da poco ed è facile scoraggiarsi ma vi posso assicurare che è più semplice di quanto sembri, l’importante è che ci siano i pesci.

Nella Foto: due megadentex da 6,5 e 8 kg pescati con la seppia



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